Dal fronte balcanico ai lager tedeschi

di Valerio Mardegan

Per anni ho sentito mio padre Casimiro, detto Lino, accennare alle vicende da lui direttamente vissute durante l’ultima guerra nei Balcani e, dopo l’8 Settembre 1943 nei campi di concentramento in Germania, per un totale di 63 mesi. Finché un giorno si decise di mettere nero su bianco in alcuni quaderni sia il duro periodo della sua giovinezza negli anni ’30 sia tutto il periodo in cui è stato coinvolto come soldato nel fronte dei Balcani e come prigioniero in Germania.

Dopo alcuni anni dalla sua scomparsa avvenuta nel 2006 ho ripreso in mano quel prezioso lavoro spinto dal desiderio di dare seguito ad una volontà precisa di mio padre, quello di far conoscere a tutti e soprattutto ai giovani il significato di una guerra brutale e di una prigionia durissima dalla quale ne è uscito fortemente segnato nel fisico e nel morale.

Lavorando a questo progetto ho approfondito la vicenda degli Internati Militari Italiani, per decenni ignorati dalla cultura e dalla storia, grazie soprattutto all’impegno dell’Associazione ANEI per recuperare il valore umano e politico delle loro decisioni di non collaborazione con l’Italia fascista né con la Germania nazista.

Il libro ripercorre, nei vividi ricordi di mio padre, le vicende vissute per 42 mesi nella guerra in Slovenia, Croazia, Bosnia, con il suo carico di violenza, di fame, di assenza di rapporti con la famiglia lontana. Potevano bastare, ed invece con l’Armistizio dell’8 Settembre si è aperto un periodo ancora più intriso di tutti quei fattori negativi, con l’aggiunta dello sfruttamento al lavoro dopo il passaggio forzato a lavoratori civili.

Campo Stalag II D a Stargard, Campo Stalag IX C a Bad Sulza, Capo di Internamento a Gera fino al giorno della liberazione avvenuta nell’Aprile 1945. 

Tre tappe di una Via Crucis nitidamente descritte dalle commoventi memorie di mio padre. Il duro internamento è stato l’alto costo pagato dagli Internati Militari per non aver aderito alle lusinghe tedesche. In più di una occasione la debolezza, le malattie, la fatica, le violenze sono sembrate l’anticamera di una vita finita. E per molti lo fu davvero. Le poche lettere spedite alla famiglia e riprodotte nel libro ne sono testimonianza, seppur velata dai rigori della censura. Poi la liberazione ed il ritorno avvenuto il 3 Agosto 1945, tra molti ostacoli, quasi un pellegrinaggio senza meta e senza fine.

Non sono stati facili nemmeno i primi anni del dopoguerra, tra malattie ed incertezza per il lavoro.

Il rispetto e l’onore da rendere a tutti gli Internati, specialmente a quelli che hanno perso la vita, ha determinato in mio padre la volontà di unire le sue forze dentro una grande associazione, l’ANEI, che molto ha fatto e sta facendo affinché la storia e la politica finalmente facessero atto di verità per quanto subito in terra tedesca.

Il libro ripercorre anche le iniziative di ricordo e di testimonianza attiva che hanno visto la partecipazione attiva di mio padre. Molte immagini aiutano poi a ripercorrere tutte le tappe significative della sua vita.

Il libro ha potuto avere un valore aggiunto nel lavoro editoriale di Silvia Pascale e nel saggio storico introduttivo del Presidente Nazionale Orlando Materassi, una vera perla di memoria, verità, passione per una vicenda straordinaria vissuta nel dolore ma con onore e coerenza da parte degli Internati Militari Italiani. A loro vada la gratitudine delle generazioni presenti e future.